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Castello Sarteano

Castello Sarteano

Italia, Toscana meridionale, Valle della Chiana.

2 Agosto 1554,

l’esercito dell’imperatore Carlo V sconfigge le truppe senesi nella battaglia del fosso di Scannagallo;

1555, assedio e capitolazione di Siena;

primavera, anno 1556,

Rocca di Radicofani,

Il conte Mario Sforza di Santa Fiora, ricevuti rinforzi dal duca Cosimo, toglie l’accampamento e muove l’artiglieria pesante contro le fortezze di Chiusi e Sarteano;

Montalcino, Chiusi, Sarteano: ultimi fuochi, ultimi atti di fedeltà alla Repubblica di Siena. Tutti, fatalmente, cedono all’onda delle truppe fiorentine, fiancheggiate dalla forza imperiale di Carlo V . I Medici tornano padroni della Valle della Chiana, si chiudono le guerre d’Italia.

Il Castello di Sarteano, che dal 1038 aveva piantato il suo poderoso corpo nella massa rocciosa del travertino e che, con le sue mura dallo sviluppo imponente, aveva respinto, dapprima Ladislao re di Napoli  (1409), poi il capitano di ventura Giacomo Piccinino (1455), dichiarava la resa; il suo mastio che aveva spezzato l’ambizione di Cesare Borgia (1503)  e aveva disperso l’assalto feroce dell’esercito spagnolo (1552) cedeva ora le armi.

Giappone, Provincia di Shinano,

Anno 1553, Kawanakajima, confluenza dei fiumi Saigawa e Chicumagawa

Uesugi Kenshin  schierato contro Takeda Shingen. I due eserciti rimangono l’uno di fronte all’altro per ventisette giorni, senza che nulla accada, poi divampa lo scontro. A Kawakanajima si combatteranno altre quattro battaglie, tutte sanguinose, nessuna con  esito definitivo.

Anno 1554

Takeda Shingen pone sotto assedio ed espugna il castello di Kiso-Fukushima, poi, in rapida sequenza, le fortezze di Kannomine, Matsuo, Yoshioka.

Assedio, incendio, forza delle armi; la valle della Chiana, la valle del fiume Kiso; a cosa ci chiama questa eco della storia, questa consonanza? C’è  un senso? E qual è  il senso? Come spiegare questa suggestione che porta a misurare il codice del samurai  con  le strategie e  la condotta dei capitani di ventura in terra di Toscana; cosa giustifica il tentativo o ,per meglio dire, la tentazione di accostare la pietra spoglia  delle fortezze senesi, la loro essenza semplificata, il pendio, la roccia scorbutica, evidentemente ostile, con la linea morbida, fluttuante, l’eleganza ingannevole dei castelli giapponesi?

Ed ancora, perchè mettere a confronto la disperata, ultima difesa della Repubblica senese, con la contrastata conquista della provincia di Shinano e le guerre d’Italia con il sengoku jidai,  periodo degli stati belligeranti?

Perchè il duca Cosimo dei Medici si presenta al cospetto di Takeda Shingen?

Come spiegare questo riflesso della storia che sembra raccontare due vicende lontane, due distanze incongruenti, con parole pronunciate all’unisono?

Chi dice che il seme della guerra, ovunque sia gettato, destina a uomini diversi i medesimi frutti? Chi dice che la vicenda umana, spoglia di ogni apparenza, si presenta identica a qualsiasi latitudine?  O forse ci richiede il suo opposto, affermando che niente  è mai uguale a se stesso. Ci sono effettivi motivi di condivisione tra eventi, culture, territori così lontani o si tratta di un semplice gioco di specchi, un  inganno, un tranello della storia?  Ed ancora, c’è un orologio che  scandisce il nostro tempo in forma esatta o tutto si avvolge al tronco distorto del caso?

L’arte, più della storia, può forse cercare una risposta; lo sguardo, più della parola, potrà indovinare il senso; ed  forse proprio in nome di questo senso che, a distanza di cinque secoli, un artista giapponese, Yoshie Nishikawa, viene alla valle della Chiana, sale alla rocca di Sarteano, ritrova il teatro di quelle vicende e, con gli atti preparatori di un set fotografico, quasi i gesti di un rito sciamanico, richiama dalla pietra, richiede alla pietra,  evoca per noi lo spirito del tempo.